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1Peter on Il Manifesto  Empty Peter on Il Manifesto Lun Lug 02, 2012 4:18 pm

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PETER CINCOTTI - È USCITO «METROPOLIS»
«Sinatra è il mio mito, ma non sono crooner»


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«Mio nonno paterno era di Napoli, mia nonna di Piacenza, e quindi ho respirato il profumo di questa terra fin da piccolo. Nonostante la mia famiglia viva a New York (dove sono nato) da due generazioni, sono cresciuto a contatto con le vostre tradizioni, assimilando alcuni dei valori che vi caratterizzano». Peter Cincotti, classe 1983, musicalmente parlando ha in realtà ben poco assimilato le origine italiane, piuttosto è figlio (felice) della grande mela. Bambino prodigio, da subito a calcare il palco nei jazz club di Manhattan, lasciando tutti a bocca aperta nell'ascoltare questo talentuoso e precocissimo pianista. Il salto nel mondo del music business è inevitabile approdo, nel 2003 eccolo pronto a pubblicare l'album d'esordio che porta il suo nome. Matura e coinvolgente rivisitazione di standard americani e non solo (c'è una bella cover del tema del Padrino di Nino Rota), in primis Sinatra - il suo mito - e qualche inedito.
Il rischio - inevitabile - di essere etichettato come il nuovo crooner, il 'rivale' di Michael Bublè, è però dietro l'angolo. «Ero circondato da un sacco di persone che volevano che ripetessi le stesse cose - racconta seduto nella hall di un hotel romano - che facessi sempre lo stesso. Ma si trattava solo di una parte di me. E anche in quel disco, la mia idea era di trovare un approccio personale al jazz. La musica per me è creare qualcosa, non ripeterla». Metropolis - il suo quarto album appena pubblicato che lo ha visto ritornare sotto le ali della Heads Up/Concorde (distribuzione Egea), in questo senso è il definitivo affrancamento dal passato, dove Peter si concentra sulla scrittura di dodici nuovi pezzi. «Non ho cominciato pensando di cimentarmi in un solo stile, è accaduto tutto molto gradualmente, senza calcoli. Il mio approccio con la musica è sempre stato di suonare quello che sentivo. Quando entro in sala di registrazione penso solo a suonare e cantare. L'organizzazione, il marketing, lo lascio...agli esperti e ai miei collaboratori».
Disco pop, decisamente più radiofonico del precedente East of Angel, inciso nel 2007 sotto l'egida di due maestri come David Foster e Humberto Gatica, merito del nuovo produttore John Fields, nel curriculum Jonas Brothers, Pink, Miley Cyrus. «Mi sono divertito molto in sala con lui. Certo l'approccio con John è diverso da quello di Foster, più immediato. Con questo non voglio criticare David, anzi, lui è incredibile, è uno che ti segue soprattutto dal punto di vista interpretativo. È uno serio, per lui ogni tipo di compromesso porta alla mediocrità. Però con John ho scoperto che si possono fare più cose contemporaneamente. Lui suona moltissimo, è un polistrumentista, nello stesso giorno è capace di farti incidere le parti di chitarra, scaricare basi da internet, magari collegandosi a Skype. Mi ha dato anche un parere sui testi, che nella prima stesura erano differenti da quelli finali».
Peter cittadino del mondo come canta nel pezzo che intitola il disco, cosmopolita in Graffiti wall, dove si cita anche il muro di Berlino. E un tantino negativo sulle sorti delle umanità in World gone crazy. È proprio difficile fare il musicista in questi tempi folli? «È terribile. Io sono felice di fare questo mestiere, ma mi rendo conto che l'industria discografica è finita e quindi bisogna in qualche modo cercare di riposizionarsi. Certo non serve passare per i talent show che non disprezzo in toto, ma penso ci siano modi diversi per scoprire nuovi artisti». Nei cinque anni che separano East of Angel da Metropolis, ha viaggiato, fatto concerti, scritto molta musica e per la prima volta ha lavorato a quattro mani con la sorella su un musical: «Lo presentiamo a luglio nell'ambito del Theatre Musical Festival a New York. È stata una sfida perché scrivere un musical presuppone una storia forte e una cura dei personaggi, non solo dal punto di vista musicale».


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